martedì, 23 dicembre 2008
principe

non scrivo un post decente da un bel po' e me ne cruccio
il mondo sembra andare sempre più in rovina, il nostro paese si affretta a grandi bracciate verso la deriva economica e sociale, la sinistra non dà segni di vita, e io non ho modo di testimoniare tutto ciò né di discuterne con i miei vicini
tra l'altro, mentre per me è solo un problema di tempo, anzi, di assenza di tempo, a costringermi all'afasia internettiana, mi sto rendendo conto che in giro per la rete non stiamo messi meglio
non so, ho come la sensazione di una frustrazione diffusa, di uno scoramento che porta molti dei migliori blogger che conosco a deviare dai temi per i quali li apprezzo e dedicarsi a cose più semplici, più immediate, a volte anche meno impegnative
percepisco quasi un'esigenza di trovare nuove forme, nuove vie, come se il parlare da una finestra a un pubblico distratto non sia più sufficiente per sfogare il proprio disagio e la propria passione
non è il mio caso, lucanellarete non è una finestra, non cerco quanti più lettori possibili, chi passa di qui e legge è il benvenuto, ma questo spazio è per me, lo ribadisco per l'ennesima volta, e per la mia necessità di sfogare e ricordare tutte le cose che mi girano in testa e intorno
perciò languo quando non ho la possibilità di riversare qua dentro le parole che voglio, ma ora basta lamenti

ho appena finito di leggere il ritorno del principe, un libro-intervista di saverio lodato al magistrato roberto scarpinato, una panoramica schietta e brutale sulla storia d'italia dal secolo scorso ai giorni nostri, che non risparmia al lettore nessun pregiudizio, ma offre un punto di vista tremendamente sincero sugli intrecci mafia-politica-massoneria che hanno scandito le vicende spesso tragiche di questo nostro paese
è una lettura importante, un libro che è necessario leggere, che ho sempre voluto leggere
ho assorbito questo libro, l'ho fatto mio, ho fatto mio questo punto di vista e questa visione del potere in italia come entità inscindibile da violenza e controllo, delle oligarchie intramontabili prive di ogni etica che mortificano qualsiasi tentativo di cambiamento, di miglioramento, di evoluzione
il ritorno del principe non lascia spazio a nessun ottimismo, a nessuna briciola di speranza, ed è forse questa la cosa più sconvolgente, soprattutto se si pensa all'autore: un magistrato antimafia della procura di palermo, quindi una delle personalità più coraggiose e più esposte del nostro paese, un uomo che ha fatto della lotta alla mafia e al potere criminale una ragione di vita
man mano che mi avvicinavo alla fine del libro mi interrogavo sempre di più sui motivi che spingono un persona colta ed appassionata a sacrificare una vita per combattere un mostro che lei stessa ritiene invincibile, anzi, un male endemico e necessario per le logiche di potere che da sempre avvelenano il nostro paese

mi sono dato la risposta la settimana scorsa, quando ho visto in televisione l'intervista che l'odioso fazio ha fatto a ingrid betancourt su raitre
guardando questa donna, che probabilmente da quando è stata liberata, cioè ormai da mesi, gira le televisioni e le radio e gli incontri pubblici di mezzo modno per raccontare la sua drammatica vicenda, ho capito quanto è importante testimoniare
pensavo ai sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio nazisti, a quanti di loro non hanno trovato il coraggio di raccontare, troppo grande l'umiliazione, troppo soffocante la consapevolezza della cattiveria umana, troppo necessario nascondere e cercare di dimenticare
e vedevo questa donna così dolce che invece di cedere al peso di un'esperienza così drammatica tentando, per quanto possibile, di scordare le violenze e le ferite fisiche e non solo, ha deciso con immenso di coraggio di testimoniare, di offrirsi, di parlare degli anni tremendi del sequestro e della prigionia perché il suo sacrificio non sia stato vano, e i valori che trasmette non vengano sperperati

ho rivisto nel libro di scarpinato la stessa volontà di testimonianza, la stessa necessità di raccontare la propria esperienza di vita e trasmettere ricordi e passioni al numero maggiore possibile di persone
è questa l'unica risposta di fronte alla frustrazione di un lavoro fondamentale che viene però quotidianamente ostacolato dalle minacce mafiose e dagli interessi dei potenti: l'educazione e la presa di coscienza da parte delle nuove generazioni, l'accensione del cervello popolare, la circolazione di idee e di punti di vista diversi e consapevoli, perché in futuro sappiamo reagire di fronte alle malversazioni e agli abusi dei potenti, alla controinformazione e alla propaganda, alla violenza e alle prevaricazioni, a ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo

lunga vita a roberto scarpinato e a quelli come lui, dunque, e se potete leggete e fate leggere questo libro, è importante


ps: un grazie a tutti quelli che mi hanno ricordato e fatto gli auguri per il mio ventisettesimo compleanno (ma per la questura era solo il quindicesimo) e a cui non ho avuto modo di rispondere per le mie consuete pigrizia e inafferrabilità, però sappiate che vi voglio bene
postato da luca alle ore 17:57 | link al post | commenti (1)
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giovedì, 04 settembre 2008
tropico

   Oggi mi son destato da un sonno profondo con sulle labbra imprecazioni di gioia, con una tiritera sulla lingua, e ripetevo a me stesso come una litania: “Fay ce que vouldras!… fay ce que vouldras!”. Fai quel che vuoi purché produca gioia. Fai quello che vuoi purché porti estasi. Tante cose mi si affollano in mente quando questo dico a me stesso: immagini, quelle gaie, quelle terribili, quelle folli, il lupo e la capra, il ragno, il granchio, sifilide con le ali aperte e la  porta dell’utero sempre schiavardata, sempre aperta, pronta come una tomba. Lussuria, delitto, santità: le vite dei miei cari, gli insuccessi dei miei cari, le parole che si sono lasciati dietro, le parole rimaste incompiute; il bene che si sono trascinati dietro, il dolore, la discordia, il rancore, la lotta che han creato. Ma soprattutto l’estasi.

   Voglio compiere un giro per queste aride catene di montagne tra le quali si muore di sete e di freddo, quella storia “extratemporale”, quell’assoluto di tempo e di spazio dove non esiste uomo, bestia o vegetale, dove si impazzisce di solitudine, con una lingua che è fatta soltanto di parole, dove ogni cosa è sganciata, sgangherata, fuor di sesto coi tempi. Voglio un mondo di uomini e di donne, di alberi che non parlano (perché si parla già troppo nel mondo com’è!), di fiumi che ti portino in qualche luogo, non fiumi che sian leggenda, ma fiumi che ti mettano in contatto con altri uomini e donne, con l’architettura, la religione, le piante, gli animali – fiumi che abbiano barche e in cui affoghino gli uomini, affoghino non nel mito e nella leggenda e nei libri e nella polvere del passato, ma nel tempo e nello spazio e nella storia. Voglio fiumi che facciano oceani, come Shakespeare e Dante, fiumi che non si secchino nel vuoto del passato. Oceani, sì! Dateci più oceani, nuovi oceani che cancellino il passato, oceani che creino nuove formazioni geologiche, nuovi paesaggi topografici e strani, terribili continenti, oceani che distruggano e conservino al tempo stesso, oceani su cui si possa salpare, partire per nuove scoperte, nuovi orizzonti. Dateci più oceani, più sconvolgimenti, più guerre, più olocausti. Dateci un mondo di uomini e donne con una dinamo fra le gambe, un mondo di furia naturale, di passione, d’azione, di dramma, di sogni, di follia, un mondo che produca estasi, e non scoregge secche. Io credo che oggi più che mai debba cercarsi un libro, anche se dentro c’è una sola pagina grande: dobbiamo cercare frammenti, schegge, unghie dei piedi, tutto ciò che abbia materia in sé, capace di resuscitare corpo e anima.
   Forse siamo condannati, non c’è speranza per noi, per nessuno di noi, ma se è così lanciamo un ultimo urlo d’agonia e di sangue aggrumato, uno strillo di sfida, un grido di guerra! Basta con i lamenti! Basta con le elegie e le trenodie! Basta con le biografie e le storie e le biblioteche e i musei! Che il morto mangi il morto. E noi vivi danziamo sull’orlo del cratere, un’ultima danza di morte. Ma che sia una danza!


wow!
postato da luca alle ore 11:47 | link al post | commenti (8)
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